26 set 2014

Cronache dalla casa sulla casa del materasso 2 - CAN



Squilla il cellulare
E' lui , Can, lo scrivo come si pronuncia, è il mio inquilino indiano.
Regolare come un cronometro mi telefona il 22 del mese che è il giorno di pagamento dell'affitto, e, qualche volta, per segnalarmi rotture (in tutti i sensi... rubinetti o liti o novità)



La casa sulla casa del materasso ha ora nuovi campanelli, finalmente non ti incastri il dito per suonare..
Il cancelletto è sempre aperto, ma non è un segnale di amicizia, i lunghi corridoi sono spesso scuri e ogni volta che ci vado mi prende una fitta allo stomaco.

Ma ogni tanto Can mi chiama là, perché se deve dirmi qualcosa per telefono non ci capiamo.
Un po' sono sorda io,  un po' lui ha un vocabolario ridotto nonostante gli anni in Italia.

Così ora spero che non mi chiami a visita, non voglio affrontare le scale della casa sulla casa del materasso...anche se dopo, quando sono da Can, è tutta un'altra cosa.

Mi offre il tè (esperienza non trascurabile, ma lui è gentile e quindi io lo prendo di buona voglia) e poi fa conversazione.
Cioè, sta zitto, mentre la televisione, sintonizzata sui satelliti indiani, propone ritmi di bolliwood dlen dlen.
Lui sta zitto e sorride, china la testa di lato accennando al tè (caldissimo e dolcissimo e stuccantissimo) che ha preparato, mi segue mentre sorseggio, sorride, io sorrido, e poi guarda la tv e aspetta che io gli faccia le domande.

Con calma indiana.

Allora mi viene il dubbio che non avesse niente da dirmi, perché potrebbe stare là fermo a guardare lo schermo tv per un tempo indefinito.
Io intanto guardo la mia casetta, frutto di una triste eredità di cui non vorrei parlare, un po' ciancicata, ma luminosa. E' proprio un peccato, mi dico, se solo...

Can prosegue nella calma indiana, finchè non viene interrogato
Perciò spesso mi faccio accompagnare dalla  Ile (che ormai si è definita la mia mediatrice linguistica) così lei -che è più pratica di me- inizia compitando con serafca calma "co-sa  vo-le-vi  di-re  al-la  mia  ami-ca?"
Il fatto è che se lo dico io così Can non mi capisce, ma invece alla Ile lui risponde: casa, affitto, muro, etc
Allora lei con la stessa calma guarda me e compita "ti  ha  det-to  che  que-sto  me-se  ti  pa-ga  più tar-di" e fa cenno su e giù con la testa come le maestrina guardandomi bene negli occhi per vedere se davvero ho capito.
Allora io soffro di crisi di identità.

Ma stavolta Can è riuscito a dirmelo per telefono: PAGATOAFITTOBONIFICOPOSTATUTOBENESINORAAAAAAACOMEVA?

Can ti voglio bene!!!!

Leggi cronache dalla casa sulla casa sul materasso 1

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