26 ott 2015

donne alla finestra - 1 viola dentro

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Viola dentro (*)

Anche lei mi ha detto” Inutile raccontare bugie” “No, davvero” ho risposto “ me lo sono fatto io”.
"Sono inciampata. Sai, da tempo non andavo in bici. Al semaforo mi sono fermata all’ultimo momento.
Ho appoggiato male il piede e sono inciampata. Sono proprio stupida, ho battuto la testa sul manubrio ed ecco qua, mi sono fatta un occhio nero. Viola sì, viola, ora è proprio viola”
Non ci crede, non ci crede nessuno. Posso raccontarlo in mille modi.
 E’ vero, è solo colpa mia Quello almeno.
Talvolta penso che le cose che facciamo, che ci facciamo, abbiano un senso.
Così come adesso sto a raccontare a tutti che quest’occhio nero cioè viola è il frutto di uno stupido incidente di bici e vedo tutto il viola che c’è davvero dentro me.

Sono anni che non mi capisce, che non ci capiamo.
Quando va al lavoro vuole che lo saluti alla finestra e quando torna fischia nel vicolo perché io lo senta. Gira la chiave nella toppa e ridacchiando dice “permesso? Odio quel suo inutile chiedere permesso, cosa vuol dire chiedere “permesso” a casa propria.
Talvolta è gentile e perfino imbarazzante, a tavola mi porge i migliori bocconi perché io assaggi, come fa una mamma con il bimbo.
 Gli altri vedono e dicono che sono fortunata. Fortunata, beh si, a vedere quanto dipende dalla mia felicità …o sono io a dipendere dalla sua.
 Di certo non mi permetterebbe mai di imboccarlo o di trattarlo come tratta me.
 A volte gentilissimo e amorevole a volte così rude e davvero odioso. MI odia? Non lo so, certo che il suo amore deve esprimersi in questo teatrino del buon padre e della figlia scioccherella, che a lui deve tutto e da lui deve imparare.
Mi manca un vero compagno, io leggo i libri, spesso i libri d’amore, e vorrei che lui fosse, come dire, che mi cercasse come una donna, non come una bambina a cui regala i bocconi o i piccoli rimproveri.
 L’altra sera siamo usciti insieme agli amici. Si parlava di uomini e donne, tutti e lui pure usavano termini un po’ volgari. Io- forse incoraggiata da un po’ di vino e dalla compagnia- ho detto qualcosa che poteva sembrare una sfida, del tipo le donne dovrebbero fare come gli uomini: provare prima per poi scegliere.

A casa mi guardava strano, io non so che cavolo mi è preso, ho come cercato di provocarlo, da femmina si sa, come a dire “guardami non sono una bambina” e facevo scendere la spallina del reggiseno “vedi sono una donna un po’ smorfiosa”
 Davvero si è arrabbiato, mi ha detto “stupida”, io non capivo, "stupida" e poi “se lo fai ancora ti piscio addosso”.
Non potevo o non volevo dargliela vinta, ritornare bambina ubbidiente e inutile, ho insistito.
Lui l’ha fatto.
Appena è uscito dalla stanza ho chiuso la porta a chiave e ho dormito per terra.

Tornata dal lavoro ho trovato la bici, una graziella, quella che ha promesso che mi aggiustava, in ingresso, tutta dipinta di rosso.
 Era un modo per chiedermi perdono, stringevo i denti e mi dicevo no, non posso ancora, non potrò MAI
Io la bambina la bici bambina dipinta di rosso
 NO MAI

Sì, sono io che sono inciampata, ma sono viola dentro

 (*) bozza del primo racconto del progetto donne alla finestra (non è creative commons)

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